Verdetto Green Hill confermato in appello

Martedì 23 Febbraio, la Corte di Appello di Brescia ha confermato il verdetto di primo grado contro tre dipendenti dell’allevamento italiano Green Hill. Erano stati originariamente accusati di crudeltà contro gli animali sotto la loro custodia, e di uccisione non giustificata di alcuni cani, accuse che si sono tramutate con condanne tra i 12 e i 18 mesi. La Corte pubblicherà le motivazioni della sentenza fra tre mesi.

Green Hill, l’allevamento lombardo di cani beagle, è stato vittima di una campagna animalista senza sosta. Nel 2012, durante una manifestazione di protesta, diverse persone assalirono Green Hill, danneggiando la struttura e rubando alcuni animali. I dimostranti furono inizialmente arrestati, ma dopo l’ispezione dell’allevamento da parte degli avvocati della difesa con il supporto di consulenti della Lega Anti-Vivisezione (LAV), e di non ben definite accuse di Legambiente e altre associazioni animaliste, secondo cui gli animali erano mantenuti in cattive condizioni, il tribunale locale chiuse la struttura e permise alle associazioni che manifestavano contro Green Hill di dare in affidamento gli animali.

Animal rights groups 'liberating' beagles at Green Hill in 2012

Animalisti ‘liberando’ beagle di Green Hill nel 2012

L’azienda Green Hill era stata assolta da tutti i capi d’imputazione nel 2013, ma da allora le accuse sono state rivolte contro quattro dipendenti di Green Hill. Tutte le precedenti ispezioni, incluse quelle del Ministero della Salute, sono state dichiarate impropriamente condotte. Il sopralluogo sopra-citato, effettuato con il supporto di consulenti associati alla LAV, è l’unico attualmente preso in considerazione.

Una persona è stata dichiarata innocente, mentre il direttore di Green Hill, un chirurgo veterinario e il manager europeo di Marshall Bioresources, l’azienda a cui è affiliata Green Hill, sono stati condannati a 12-18 mesi di reclusione, una decisione che EARA condanna fermamente. Con il verdetto di appello, questa sentenza è stata confermata. I legali di Green Hill hanno annunciato che ricorreranno alla Corte di Cassazione.

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